Tu hai paura di parlare in pubblico, ti vergoni e non sai come fare? Leggi questo articolo e potrai scoprire informazioni preziose e consigli utili

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Paura di parlare in pubblico

Nella vita lavorativa e sociale parlare in pubblico è importante, ma non sempre è facile come sembra. Indifferentemente che si debba parlare con cinque o cinquecento persone, chi teme il confronto verbale con gli altri in certi momenti, crolla.

La difficoltà di esprimersi difronte ad altre persone è qualcosa di conosciuto, si manifesta con un profondo senso di disagio, con vuoti di memoria che, portano ad ammutolirsi, ma anche a veri e propri sintomi fisici che mettono a disagio.

Capita spesso alle persone che hanno paura di parlare in pubblico di sudare in modo copioso, vivono attimi di terrore e il loro cuore aumenta i suoi battiti: si va in ansia insomma. O forse sarebbe meglio dire nel panico.

Anche io ho avuto paura di parlare in pubblico

Il sottoscritto ne sa qualcosa, ho temuto gli altri e la loro opinione fino dai primi momenti in cui mi sono trovato a dovermi esprimere. Anzi, spesso evitavo di farlo, preferivo tacere e non parlare agli altri, temendo la reazione, le mie reazioni. In effetti la mia più grande paura era anche quella di essere ignorato, e dire cose che non interessavano affatto: cose stupide.

La paura di parlare in pubblico è nata in me, soprattutto dalla mia insicurezza e scarsa stima.

In questi momenti ricordo che, perdevo completamente il filo, il contatto con la realtà, non sapevo più cosa volevo dire, le parole appena espresse si fermavano, e davanti si apriva il baratro, il nulla. Come se i collegamenti con le cose appena dette venissero meno.

Allora, a quel punto la paura si impossessava di me, ricordo che una volta alle scuole medie, durante una interrogazione svenni. La cosa durò pochi secondi ma, lasciò un ricordo indelebile dentro di me. Come sempre poi, la mente immagazzina esperienze, di queste dovremmo farne tesoro, tracciano il modo di vivere in futuro e le future reazioni. Questo fatto peggiorò le cose, il mio corpo e la mia mente trovò –a modo suo– la strategia per uscire da questa situazione imbarazzanti.

Ma quello che serve è altro. Svenire o andarsene dalla realtà che non piace, non è una soluzione.

Parlare non è comunicare

Comunicare, parlare in pubblico non sono la stessa cosa. Si può parlare per ore, senza comunicare nulla. Si comunica quando chi ci ascolta ha recepito il messaggio. Con questo non voglio smontare il primo assioma della comunicazione, Oddio, ci mancherebbe. Il primo assioma ci dice che è impossibile non comunicare. Questo è vero, nel senso che non occorre parlare per inviare messaggi, basta lo sguardo, un gesto o la semplice mimica facciale e postura. Quindi si, è impossibile non comunicare. Ma al contempo è possibile comunicare altro, rispetto a ciò che si crede di dire. Il che, corrisponde a non comunicare correttamente ed efficacemente.

La paura di parlare in pubblico risiede anche in questo, nel dubbio atroce di non farsi capire. Molte incomprensioni fra persone riguardano proprio questo, cioè il fatto di non farsi capire e di non comunicare ciò che si vorrebbe. A tal proposito se ti interessa capire come sanare le incomprensioni, ti suggerisco di leggere questo approfondimento.

La paura di parlare ed esprimersi difronte ad altre persone: un pubblico, porta a conseguenze imbarazzanti. Alcune persone diventano letteralmente paonazze. Infatti il rossore del viso, segno considerato distintivo della timidezza, riguarda anche chi teme di dialogare con più persone.

Per arrivare al nocciolo del problema “parlare in pubblico”, bisogna considerare un’aspetto fondamentale. La zona di confort.

Evadere dalla zona di confort

Evadere forse è un po estremo, ma rende bene l’idea. Anche perché la zona comoda in cui ci rifugiamo, in realtà, finisce per diventare la nostra “prigione di confort”. Come zona di confort si intende quel luogo fisico e psicologico composto da persone, luoghi, emozioni ed esperienze che noi riteniamo sicure. Questa zona franca è anche generatrice di evitamento, cioè di quella serie di pensieri e associazioni mentali che ci suggeriscono, a volte obbligano,  ad evitare persone, esperienze, luoghi ed emozioni potenzialmente destabilizzanti.

Ciò che nutre tutto questo è ovviamente la paura. Ognuno tende a crearsi un nido in cui ci si sente al sicuro. Ovviamente si tratta di una astrazione, non è una cosa reale. Tutto si basa sulla familiarità di luoghi, persone e azioni consuete, tali per cui vengono ritenute rassicuranti e “sicure”, ci si sente di tenere tutto sotto controllo. Nel momento in cui si esce da questa finta sicurezza, si avverte la paura. In ultima analisi, non si tratta di vera paura, ma di ansia, l’ansia sana che interviene nel momento in cui dobbiamo affrontare qualcosa di sconosciuto. Nelle persone particolarmente abitudinarie e emotive questa ansia viene ingigantita e si trasforma in un mostro, si avvertono sintomi che, osservati e “sentiti” con estrema attenzione ( focus su di essi) si ingigantiscono fuori da ogni previsione.

In base a quanto esposto in narrativa sopra, è plausibile come mai è così difficile spingersi oltre la zona di confort. Farlo è faticoso, in alcuni casi anche doloroso, ci si può trovare a lottare con idee e credenze strutturate nella nostra mente. Esse non amano essere contraddette, mai. Parlare in pubblico, rappresenta un’espansione verso l’esterno, la paura è una conseguenza di questa espansione. Un oratore che esprime concetti e comunica nuove informazioni a persone mai viste e conosciute si spinge oltre la sua “bolla di sicurezza”. Inutile evidenziare come rompere questo guscio sia importante.

Come riuscire a non avere paura di parlare in pubblico è una arte da imparare

Il non controllo alimenta la paura di parlare in pubblico.

Cerchiamo di controllare tutto, quello che non si può controllare genera ansia e paura. Quando si decide di parlare difronte ad un pubblico, almeno che non si tratti di moglie, fratello e zia, ovvero componenti della confort zone (lo scrivo così perché quelli bravi ci mettono sempre un sacco di parole anglofone), non si può controllare cosa gli altri penseranno. Come gli altri prenderanno le nostre parole, se vedranno il sudore sulla fronte, la camicia non perfettamente stirata oppure qualche “appunto” detto di troppo. La mania del controllo e del perfezionismo è solo una nostra tara, gli altri non si aspettano perfezione: piccoli errori o inflessioni dialettali possono essere perfino un punto di forza e di simpatia, ci possono umanizzare e creare empatia. Quello che realmente conta quando si teme di parlare in pubblico, è capire come non possiamo in alcun modo controllare le idee altrui. Ognuno passa tutto ciò che vede e sente in base a dei propri filtri, che rendono la sua visione del mondo unica: vale la pena citare la P.N.L che ci insegna il principio che “la mappa non è il territorio”. Cioè che la visione individuale di ogni cosa non è la verità di quella cosa, ma una rappresentazione.

Essere super preparati

Il consiglio migliore da dare a qualcuno che deve parlare ad una riunione o comunque in pubblico, è quello di prepararsi bene sui contenuti, ricordate che non si può sapere tutto, e nemmeno rispondere a tutto. Ricordo un amico, che oggi è un relatore tosto, non riuscire a rispondere a una domanda. Non la capiva. Pensava di aver trovato qualcuno più preparato di lui che lo aveva messo all’angolo. Pensava che quella domanda riguardasse qualche argomento da lui trattato che non aveva studiato, che gli era sfuggito insomma. Ad un certo punto, preso dallo sconforto disse a questo spettatore: Scusi, ma io non riesco a capire cosa intende dire! Allora la platea esplose in una fragorosa risata e applausi per lui. In sostanza nessuno delle 280 persone presenti capiva cosa, lo sconclusionato intervento volesse esprimere. Ti racconto questa storia per farti capire che, anche difronte ad una persona meno preparata di te, che non riesce a formulare una domanda comprensibile, se non sei preparato e forte degli argomenti, rischi di aver paura che parli di qualcosa che non sai. Ricorda anche che la sincerità è la miglior cosa. Se non comprendi, chiedi spiegazioni, è umano e assolutamente normale.

Esercizio per capire le tue paure di parlare in pubblico

Prova questo. Scrivi su un foglio cosa ti terrorizza nel parlare in pubblico, le cose fondamentali. In genere quello che spaventa è:

  • Paura del giudizio
  • Sindrome dell’impostore
  • Perfezionismo
  • Paura di non sapere

Scomponi quello che emerge dalla tua lista e cerca di renderlo “oggettivo”. Per esempio, la paura del giudizio è normale, devi diventare consapevole che non puoi piacere a tutti, se fai un discorso davanti a 1000 persone, e 400 ti acclamano è un successo. Pensa a chi ti comprende e apprezza. I motivi per cui le persone giudicano e denigrano è vario. Nel mondo di internet, potendo mascherarsi da un nickname o da immagini false, questo è più vero che mai. Non ti deve interessare. I motivi? Invidia, frustrazione, ignoranza, depressione, vecchie esperienze, paura, rabbia e chi più ne a più ne metta. La sindrome dell’impostore è quando si teme di non essere qualificati per esporre quanto si cerca di dire. Questo è la conseguenza della nostra società fatta a caste, in realtà, almeno che non si faccia una conferenza di chirurgia generale senza essere medici, si può rappresentare la nostra esperienza su moltissimi casi. Se hai dubbi, consulta un legale, con qualche euro di consulenza ti togli ogni dubbio (nell’immediato) poi occorre lavorarci su ovviamente, ma questa è un’altra storia.

Paura di dimenticare o di non sapere mentre si parla in pubblico

Del perfezionismo ho già parlato sopra, la paura di non sapere è una grande fregatura per chi ha paura di parlare in pubblico. Nel mio caso non solo di non sapere, ma anche di dimenticare. Non si può sapere tutto, e soprattutto, ognuno a un suo modo di raccontare le cose. Pensate che io a scuola:  quest’anno ho preso la mia seconda maturità ad indirizzo commerciale (proprio per uscire dalla zona di confort). Il mio più grande terrore, alla veneranda età di 48 anni, era quella di misurarmi con ragazzi che potevano essere miei figli. Per fartela breve, ho re-imparato a memorizzare come si fa al liceo, senza nessun problema. Nonostante fossi convinto di dimenticare tutto quello che c’era da dire. Una cosa importante è che ognuno possiede un suo modo di parlare in pubblico, è stato proprio un mio professore a ricordarmi che non sempre è utile conoscere tutte le date, i numeri e i dati schematici. Infatti, raccontare quanto appreso come una storia, mettendoci del tuo, spesso è molto più gradevole da ascoltare. Ci sono molti modi di parlare in pubblico, ma una delle cose alle quali non bisogna mai rinunciare è il “fare”, ci vuole pratica ed esperienza, una figuraccia non significa nulla, è un punto di partenza. Fallire, questo terribile termine è da eliminare. Cosa significa fallire? Non centrare il bersaglio? Chi determina un fallimento? Noi, un tentativo da migliorare diventa un fallimento solo quando tu gli dai questa accezione. In quel momento sei tu che cataloghi il fatto, e non gli dai più possibilità di evoluzione. Non dare retta alle persone che sostengono l’idea di fallimento: sono loro gli unici falliti.

 

 

 

 

 

Andrea Mikaudios

Andrea Mikaudios

La mia passione è la crescita e la trasformazione umana, intesa come acquisizione di metodi e strategie per ottimizzare le competenze e le capacità. Credo che i limiti, la maggior parte almeno, sono volontari e mentali, quindi trasformabili.

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